News

Abuso sull’abuso … ma non è concorrenza sleale, nemmeno in appello!

Abuso sull’abuso … ma non è concorrenza sleale, nemmeno in appello!

Con la recente sentenza del 12 febbraio 2025, la Corte d’Appello di Trieste ha confermato la tesi dell’Avv. Francesco Santini, già accolta dal Tribunale di Udine e ha rigettato l’impugnazione proposta da una nota società del settore siderurgico. Al centro della vicenda, l’asserita strumentalizzazione di una denuncia penale per ottenere un vantaggio concorrenziale, con richiesta di risarcimento del danno asseritamente patito.

La Corte d’Appello ha ribadito un principio cardine della giurisprudenza di legittimità: la proposizione di una denuncia o querela per un reato perseguibile d’ufficio (o a querela) non può generare responsabilità civile se non ricorrono gli elementi costitutivi del reato di calunnia, che devono essere provati. E, tuttavia, “va escluso che dagli esiti delle indagini penali e dalla archiviazione sia emerso che la convenuta appellata abbia dedotto circostanze di fatto oggettivamente false, con la coscienza e volontà di arrecare un danno” alla appellata la quale “non emerge in alcun modo … abbia fornito al P.M. ed al GIP una “rappresentazione distorta” al fine di danneggiare la società concorrente”. La Corte, poi, ha escluso anche che la condotta posta in essere dalla appellata potesse costituire atto di concorrenza sleale ex art. 2598, n. 3 c.c. in assenza di elementi concreti che provino l’uso distorto del processo penale con finalità anticoncorrenziali: anche su tale domanda si è rilevata l’assenza di alcun elemento di prova e l’appellante non ha nemmeno dimostrato che la condotta fosse inequivocabilmente diretta esclusivamente a cagionare un danno alla concorrente, anche solo potenziale.

A contribuire al successo per la difesa spiegata dall’Avv. Francesco Santini si menziona il positivo contributo didattico della Dott. Valentina Dissegna, praticante dello Studio Legale Santini Sette di Pordenone.

Santini Sette Studio Legale
Linkedin